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La mia Eroica in Vespa ...

20 marzo 2019

Strade bianche e Vespa, sui percorsi dell’Eroica, 200 km tra le colline Senesi… interessante.

Sì ma, non voglio mangiare la polvere degli altri… e poi quelle s83 andrebbero bene per passeggiare, non per “guidare”. Quale la soluzione? Spedire un treno di gomme al B&B? Forse.. E se invece le portiamo con noi già pronte? Geniale ma ... Non siamo furgonati, quindi i 300 km di strada che ci separano dall’Eroica vanno fatti col treno di gomme tassellate a bordo. Idea malsana? Solo per un attimo, come l’enduro insegna, ogni terreno vuole la sua gomma. Esagerati ... Forse, perculati, tanto, ma il bello doveva ancora venire. Partiamo il venerdì a ora di pranzo, ritrovo alla periferia di Ascoli Piceno, gruppo collaudato di 4 amici più un nuovo ragazzo, tra Polini, Dr, Malossi, Parmakit e termiche 200 riviste ognuno ha la sua ricetta. Dopo Acquasanta puntiamo Norcia, la desolazione dei paesi terremotati è pari a quelli del dopoguerra, tra deviazioni, semafori, macerie e cani malandati ci facciamo inghiottire dopo 2 anni anni dal traforo della galleria di Norcia, aperta h24 solo di recente. La giornata è fresca, paesaggi full HD, cielo terso, zero pensieri, almeno io. Per pranzo ci fermiamo a Norcia alla macelleria sulla sinistra lungo il rettilineo per un panino con lonza e birretta, siamo affamati. Torno sulla Val Nerina dopo alcuni anni di assenza, che dire, sempre un gran percorso. Da Spoleto a Val di Chiana è tutta superstrada per guadagnare tempo e non arrivare a notte. Nel casco parte il mio personale juke box, sono in strada ma la testa spazia altrove, modalità “macinakilometri”, guardo di tanto in tanto lo specchietto, dietro ci sono tutti, tutt’apposto. Usciamo finalmente a Bettolle, poi da Sinalunga ad Asciano è ora di guidare tra le dolci colline, pennello curve in maniera pulita, passo gran turismo senza esagerare, il posteriore non è molto preciso, mi diverto anche se il fondo in molti tratti non è granchè. Tra rifornimenti e rossi tramonti fra cipressi attraversiamo vigneti e campagne, colline così morbide da ricordare corpi femminili e fagiani qua e là in pastura.

Arriviamo al B&B verso le 19, è notte, è umido e penso ad una bella doccia calda, la fame segue a ruota. La cena convenzionata non è male come qualità ma le porzioni sono ridicole, e lo dice uno che mangia poco, fate voi, dopo qualche bicchiere il clima cambia e fa passare tutto in secondo piano, si cazzeggia con altri ragazzi al nostro stesso tavolo venuti dalla Val Chiavenna. Non posso non notare che uno di loro è senza un avambraccio, in maniera diretta gli chiedo se guida, e lui :“certo, domani vengo col Beta”… si una moto da regolarità 125cc a marce.. capito? Fratello hai tutto il mio rispetto, chapeau!

Mi rendo conto che il mio gruppo è forse il più lontano, quello che è venuto in Toscana con i propri mezzi su strada, gli altri sono tutti più vicini. Il 90 per cento è furgonato…

Ci alziamo da tavolo prossimi alla mezzanotte ma rifocillati dal cibo, sento che è meglio montare le tassellate ora più che domattina, mai scelta fu più azzeccata…

Nello smontare le gomme stradali noto che il tamburo posteriore ha molto gioco, lo afferro e lo scuoto.. si muove! Tolgo il tappo cromato, la coppiglia è a suo posto… lo sconforto sale .. Dado e rondella nuove serrate con la dinamometrica, coppiglia a suo posto… ricambi moderni di mmerda … Nessuno del mio gruppo ha una bussola da 22 ne una coppiglia..  vedo i kilometri fatti e la voglia di aprire gas nello sterro l’indomani, ma sono qui, ora, piegato…. Fanculo!

Siamo mezzora dopo la mezzanotte all’aperto, sotto un lampione, 3 highlander continuano a bere e fumare, mettono pezzi di Vasco, Pelù, Negrita, Zero … dalla mini cassa portatile collegata al loro cellulare escono pezzi cult, quelli delle cassettine allo stereo, mi pia bbè, è normale avvicinarmi a loro e chiedere quello che mi serve, il primo cerca ma non ha nulla, il secondo cerca ed esce questa mitica bussola da 22 millimetri… ti voglio bene! Tutto molto OK . Serro il dado del tamburo a morire, afferro il tamburo, lo scuoto, non si muove… forse non ho mangiato il millerighe. Raddrizzo alla meglio la vecchia coppiglia e la rimetto. Monto le tassellate, vado a letto, cotto, domani è un altro giorno.

Dopo una grande colazione a buffet, alle 8 seguiamo la staffetta nell’umida e fredda campagna, ci fa poi attraversare Siena, è il tram tram quotidiano della gente che va a lavoro, alla rotonda fisso la gente in auto che mi passa davanti, penso e auguro a tutti loro di avere una passione che li faccia staccare dal quotidiano ogni tanto come noi, vedo troppe facce smunte.

Al ritrovo a Pianella, già il campo sottostante è pieno di furgoni, furgoncini, carrelli, alcuni pieni di sponsor, roba seria… da assistenza ufficiale, ma nessuno sembra avere una coppiglia (fiecca) per me, così mi faccio prestare una tronchese e taglio un pezzo di rete verde e la raddrizzo, di necessità virtù.

E’ pieno di motorini, si, ciao, boxer etc, alcuni completamente truccati, un fenomeno non ancora giunto sulla costa est dell’adriatico…

Nell’attesa di partire è lampante che non mi (ci) va di respirare tutto quel fumo dolciastro e polvere, quindi la strategia è far partire tutti e partire ultimi tra gli ultimi perché passare gli apripista non è consentito.

Ce la prendiamo moolto comoda, finchè le ultime staffette ci intimano di partire guardandoci storti… traccheggiamo ancora con la scusa di fare pipì, poi accendiamo i motori, nel mio gruppo solo io ed Albertino siamo tassellati, gli altri sono più civili con le S83. Partiamo in sordina, poi come spunta la breccia arriva il momento della verità, immane cagata o rivelazione…metro 1… metro 2….rivelazione!!!!! Due curve per prendere le misure poi gas a martello00!!!

Le vespe alzano tanta di quella polvere che manco un Cr500, e non è la potenza (ridicola a confronto) ma l’effetto soffiapolvere del volano che alza tanta di quella roba che manco uno shuttle sulla rampa di lancio. Vabbè diciamolo, non stavamo passeggiando .. stavamo lanciati, anche troppo, infatti ci perdiamo subito…

I soliti cazzoni

Torniamo indietro e nel tentativo di recuperare la moto che chiudeva il percorso, inizio a prendere le misure a questa guida, il fondo è compatto, le gomme sembrano reggere, capisco che guidare sporco non paga, quindi scuola enduro, guida pulita col piede fuori e l’opposto a spingere sulla pedana esterna per dare trazione appena la raddrizzo ed ovviamente gasse… così facendo ci rendiamo conto che noi due stiamo davvero volando, le strade sono stupende, le curve tutte molto scorrevoli, facciamo diversi kilometri concentrati e divertendoci forse troppo, dopo qualche traverso ai tornantini tasto il limite, lo supero in diverse occasioni, il giro è lungo, casa lontana e un mozzo non al top.. riduco la manetta e mi faccio raggiungere dagli altri, il mio compagno di tassello con una cassa di vino legata al posteriore sembra non avere il mio stesso pensiero, forse ha più peso al posteriore e più trazione.. robe da matti, e fila via.

Mi guardo addosso ed in pochi kilometri ho gia’ tanta polvere addosso e labbra salate che la Dakar mi fa un baffo, piuttosto, ora ho chiarito il perché delle divise chiare delle squadre ufficiali… non si vede la polvere!

Sono a Radda in Chianti, il punto più a nord del giro, sui pezzi asfaltati le tassellate sono molto gommose e poco precise, è lo scotto da pagare, quindi ho più tempo per guardarmi attorno e curiosare sulle vespe altrui, vedo targhe da tutta Italia, alcune anche svizzere. All’Eroica Cafe di Gaiole in Chianti mi è chiaro il perche’ l’Eroica in bici ha da anni un successo enorme, attraendo ciclisti da tutto il mondo, bei posti, bella organizzazione e grande comunicazione, i toscani in questo sono maestri e dovremmo imparare molto..

Scendendo verso Siena percorriamo quasi tutto asfalto, il gruppo di partecipanti è molto disgregato, ma i bivi sono tutti ben segnalati dalle staffette. Passata Siena la fame dopo ore in sella cresce, siamo attorno alle 12 e torniamo a mettere le gomme sulla breccia, questo tratto lo ricordo come molto scorrevole e panoramico, curve aperte e veloci, mi ritrovo solo, la mia vespa risponde bene, visto lo scarso traffico decido di sedermi molto dietro e scaricare quasi del tutto l’anteriore, apro sempre di più, leggo 100 km/h sui tratti dritti, ad uno scollinamento l’anteriore galleggia… alla curva dopo vedo delle persone intorno a qualcuno sotto un fosso… ci sta…  qualcuno è entrato pieno…a ruota alcuni motorini seguono la stessa sorte. E’ l’effetto calamita… segui chi ti sta davanti…

Giungo affamato ad un piccolo borgo chiamato Radi, la strada bianca taglia vecchie case a mattoncini, sembra essere tornati indietro di 100 anni. Vedo tante Vespe e motorini appoggiati ai lati della strada, le persone si trascinano come lupi famelici sotto una vecchia tettoia imbandita con cibi e pietanze da mezza Italia. Ci sono molte specialità regionali, termini come chic e vegan non sono contemplati, vino e bevande in abbondanza, vedo mani sporche e unte spuntare da ogni angolo, le mie non sono meno leste degli altri, punto la porchetta degli amici abbruzzesi, crosta croccante e carne saporita su fette di pane erte due dita, l’unto intorno i miei baffi regna sovrano, scene da Rubio insomma. Due bicchieri di vino rosso ci cantano su a meraviglia, scambio impressioni e commenti con il mio gruppo e mi guardo attorno, proprio un bel clima, bel posto, giornata calda e soleggiata, i problemi sono altrove, si sta bene.

Torno all’attacco dopo poco, stavolta vedo una pila di cresce, ne prendo una ed arriva il colpo di genio.. Dalla parte opposta della tavolata c’era la mitica porchetta, mi faccio largo tra gli orchi, ma… è finita, no aspe, ne è spuntata un’altra ma viene da alcuni Pisani.. farcisco la crescia con pezzi di porchetta mista, la combo attrae gli individui attorno a me, geniale, e .. ottima, molto speziata, molte erbe e poco salata, complimenti. Il tempo scorre rapido, il top sarebbe un amaro, detto fatto, la nostra staffetta di stamattina ha una bottiglia in mano, capiamo che è qualcosa di casereccio, è genziana!  Dopo la porchetta ancora sapori di casa, lui abruzzese trapiantato da anni in Toscana, complimenti cumbà ( Ciao Uno).

Torniamo con la testa sul pezzo, il giro da completare è ancora lungo, le smanie tornano a solleticare la mano destra, è ora di ripartire! Siamo i primi, le staffette non si vedono, con tutto quel ben di Dio ci sta, ma noi partiamo, dopo alcune curve su asfalto, si torna a mangiare polvere, si riparte in sordina puntando Montalcino. Qui io ed il mio compagno di tasselli prendiamo il largo, ancora paesaggi da Toscana classica, ma pochissimi vigneti (chissà da dove viene tutto il loro vino?..) attraversiamo anche un immenso campo da golf, ci mancava solo Lotti, ancora poco e la strada inizia a salire su ripidi tornanti polverosi, sembra una prova speciale, seguono sorpassi e controsorpassi, le vespe sembrano dei tori meccanici, tanto scalciano e sparano pietre, scodano ad ogni tornantino, non ci risparmiamo, di tanto in tanto sento delle pietrate sotto lo scudo e sul parafango che sembrano campane, siamo due bruciati lo ammetto…

Ma… dove c’è gusto non c’è perdenza quindi fate voi.

Raggiungiamo Montalcino col suo castello, il gruppo si ricompatta, è tempo di risate e stronzate varie, facciamo due passi in centro, nessuna vespa che passa di qui… passa un ora e niente, solo un Px posteggiato di fianco le nostre, gli altri ci avranno dato dentro col cibo e nessuno si è avventurato oltre. Prima di rimetterci in moto, qualcuno ha perso la molla del cavalletto… i mezzi sono stati messi a dura prova ma non “mollano”, passiamo per Buonconvento poi complice la stanchezza e la lucidità decidiamo che tornare al B&B è cosa buona e giusta. Al rientro sporco lercio, vorrei una doccia ma prima smonto le tassellate e rimonto le stradali aiutato dal Maestro. Il tamburo sembra al suo posto, mentre in bocca scricchiola ancora la polvere guardo ste tassellate made in Thailand e sorrido (Ciao Ennio), rimetto le Michelin e serro i dadi, precioseee!

E’ tramontato di nuovo il sole, la pancia brontola, è tempo di andare a cena, stavolta la musica è cambiata, le porzioni sono abbondanti e finalmente riusciamo ad assaggiare questa mitica fiorentina (stavolta spacca). Il clima è festoso, vedo molti ancora accellerati ma di bicchieri stavolta, il volume è molto alto, così alle 10,30 decido di ritirarmi a letto da giovane vecchio, per oggi ho dato e domani la sveglia suona alle 5,30.

Sì, ore 5,30 mi alzo, preparo tutto in gran silenzio per ripartire da solo, ho una tappa intermedia da fare a Perugia, dalla nipotina per il suo compleanno, ogni promessa è debito. L’avventura non termina qui, le vibrazioni hanno grippato i pistoncini della serratura del mio bauletto dove ho k-way ed olio… La chiave non entra, tra il buio e la penombra del lampione cerco di infilare la chiave, l’umidità copre ogni cosa, sto perdendo la pazienza, dopo 5 minuti provo con un piccolo cacciavite gentilmente offertomi dal Maestro che nel frattempo si è svegliato, ma nulla. Alzo la testa, mi giro e vedo un mattone, a mali estremi… appunto la chiave sulla serratura e con due colpi secchi la infilo a fondo, è fatta, ora sono pronto a partire davvero! La strada fila veloce fino a Perugia, poi alle 10 cerco di ricongiungermi col gruppo ma hanno deciso di fare un’altra strada così rientro verso casa in solitaria fermandomi ad Acquasanta per un panino. C’è una panchina all’inzio del corso sulla Salaria, è vuota, mi siedo, mentre mangio questo ennesimo panino del week end, ricordo di quante moto erano parcheggiate proprio qui le domeniche di tanti anni fa, quando bambino venivo a stare da mia nonna ed andavo al bar, mi dovevo fare largo in mezzo a questi pezzi di ferro colorati. Oggi guardo solo poche auto passare, non c’è una moto, non ci sei più tu nonna, ma c’è sempre quell’odore di uovo marcio che per me era Acquasanta, ancora non tutto è perduto…

Davide Stramenga


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